giovedì 18 ottobre 2012

The Shell Project!!!

The Shell  project live @ Tupa Ruja!!!!
Condividete bastardi!!!!!!!



martedì 1 maggio 2012

Anch' io ho paura di Grillo!!!!!

Tutto questo rumore  mi ha svegliato, mentre riposavo  in  pace senza  scrivere una riga che  non fosse un commento su facebook o una mail di protesta alla società del gas.
Da settimane  continuo  ad  avere notizie  su Grillo e  i suoi comizi, e  non  perchè sia un assiduo frequentatore  del suo blog, bensì perchè leggo i giornali, e  dopo lo sciagurato incidente motociclistico di Belen Rodriguez, il mito Grillico ha spesso uno spazio sulla home page dei quotidiani nazionali. Dagli editoriali sul Corsera ( Aldo grasso , G. Sartori ) a quelli de "La Stampa" e di Ferrara ( bellissimo pezzo peraltro ) sul suo Foglio, dalla  trasmissione di Formigli, agli stralci sparsi sulle  varie reti ( persino Fiorello! ) . Grillo, ad una manciata di giorni dalle amministrative si tira dietro un intero sistema che gli da contro: i  politici lo sminuiscono, lui li ribattezza con turpi appellativi, i giornali lo bastonano, lui tempesta il web coi suoi messaggi. Grillo è l'antipolitica, è il male, è peggio della crisi e più fastidioso  dell' aumento della benzina. E  poi sputa quando  parla. Una tale unanimità di voci tra stampa e tv  non si verificava dai tempi bui del Min.cul.pop. ,mentre non v'è umana memoria di  una convergenza  d'opinioni tale da parte delle forze politiche : tutti contro Grillo e Grillo contro tutti.
Grillo come  una profezia maya, come  il 12 dicembre 2012, di cui si fa un gran  parlare e  si cerca di scongiurarlo pur vivendo nell'era della scienza, allo stesso modo la politica che alza lo scudo contro ciò che definisce " antipolitica ", come se Darwin avesse paura dei fantasmi.
Nell'era in cui tutto diventa scienza, anche la comunicazione, in un sistema sorretto economicamente dalla pubblicità siamo veramente sicuri che questo polverone contro il comico genovese produca gli effetti desiderati? Desiderati da chi poi ? Salvatori dell' umana specie se ne ricordano pochi se non si arriva perfino a dubitare delle loro opere o della loro esistenza storica, faccio perciò fatica a pensare che la politica  o il sistema  mediatico voglia  preservarmi dallo Tsunami Grillo.
Il politico è ontologicamente demagogo e populista, ammalia le folle con promesse e  progetti per i quali non può farsi garante, se non a parole, della loro concreta attuazione ( con apici tragicomici come il "contratto con gli italiani " ), perciò dislocare Grillo agli antipodi della politica per quanto concerne  i suoi modi mi pare come tirarsi  la zappa sui piedi. 
Nel suo programma di una quindicina  di pagine  Grillo porta avanti un 'idea di politica differente  da quella a noi nota, con una partecipazione attiva e  una conseguente  assunzione di responsabilità da  parte del singolo cittadino, un ridimensionamento dell'abisso che c'è tra la classe politica e la popolazione, e  il lungimirante tentativo di levare l'oceano di interessi economici che imbrigliano  la politica e  i  suoi esponenti sia  a da destra a sinistra. Parla di un nuovo modo di concepire le nostre esigenze e di come (ri)  utilizzare  l'energia con  un occhio di riguardo verso l'ambiente. 
Non vorrei scadere  in un'apologia del movimento a 5 stelle, ma  per  quanto  i punti del  fantasioso programma  possano essere opinabili, di difficile attuazione o quant' altro, quel  che  emerge  è che la politica  non ha alcuna intenzione  di ridiscutere concretamente la  sua organizzazione e le sue modalità di operare.  Grillo spaventa perchè prova  a far crollare il sistema senza  passare all' interno delle sue strutture consolidate, combattendo i mass media con internet ,  e cercando  di venire  incontro alla popolazione "analogica", su cui appunto carta stampata e televisione spingono maggiormente,  ripetendo fino alla nausa il suo spettacolo pseudo comico anche nei piccoli centri urbani, girando  l'Italia  a brodo del suo camper.
Si  ha paura di Grillo, o degli italiani ?  L' indignazione che potrebbe  portare  ad un gran successo del comico genovese provocherebbe  più danno alla nazione o al sistema politico attuale ? E' mai possibile che  le sparate di un comico possano essere  più convincenti di chi la politica la fa per professione ?

Tizeta

venerdì 16 marzo 2012

Bangladance.


Dicono che questa crisi continuerà ancora a lungo. I più pessimisti credono che non ci sarà mai una ripresa, che si è andati troppo oltre. Bisogna prepararsi al peggio, dicono.

L'insoddisfazione non piace a nessuno ma si fa sempre ascoltare.

Qualche giorno fa sono andato ad una manifestazione bangladese, un migliaio di persone stipate in un teatro. Decisamente troppe penso, e non è il solo indizio che mi fa sentire fuori posto.
Comunque sono li con un amico, il motivo della mia presenza è la mia chitarra che serve ad un ragazzo arrivato a Milano da appena tre mesi. Suonerà tre canzoni qualche ora dopo, stracciato d'hashish e d'alcool.
Mi presentano i loro amici e altre decine di persone che conoscono. Secondo me nel dubbio salutano chiunque passi (lui è James!), tanto di sicuro sono amici del fratello oppure dell'amico.
L. non parla una parola di italiano, e faccio fatica pure a capire il suo inglese, che tira fuori raramente e praticamente solo per ringraziarmi di avergli portato una chitarra.
Mi annoio un po', bevo e controllo il cellulare ogni sei secondi. I pianeti in congiunzione sono la meta preferita del mio sguardo. E dio, ho una gran voglia di fumare. Non perché i miei nuovi amici si ammazzano di canne, non fumo più da tanto; molto semplicemente è un periodo che fumare non mi dà alcuna soddisfazione. Fumerei un pacchetto ogni 4 ore.
Mi rifugio con M. all'interno del teatro, nel “backstage” dove perdiamo il musicista suo amico. Parliamo per un po', e senza accorgerci veniamo circondati da numerose ballerine. La serata sembrerebbe girare al meglio, in realtà ce ne saranno state due forse tre carine e non sono in vena di conquiste internazionali.
Spengo l'ennesima sigaretta e inizia lo spettacolo. L'impianto non è malaccio ma è sottodimensionato, i cantanti urlano dentro i microfoni e al fortissimo rumore della sala si aggiunge quello degli artisti.
Tutti cantano queste canzoni sconosciute, urlano e sui lati i ragazzi ballano tra loro infischiandosene della penuria di donne. Mi trovo a fissare una ballerina, così ripetitiva, ammiccante, ipnotica nei movimenti delle braccia e delle mani.
Lascio il caldo umido e speziato della sala ed esco a fumare, ho in mente “A song for the lovers” di Richard Ashcroft, da “Alone with Everybody”. Non trovo più Venere e Giove nel poco cielo disponibile tra gli edifici, forse ho sbagliato uscita... mi è sempre piaciuto il titolo di quell'album.
Dopo altre esibizioni strazianti, ballerine che tentano di essere provocanti, è il turno del nostro amico che suona canzoni a me sconosciute, ma che hanno grande presa sul pubblico presente che canta, urla incita e chiede altro ancora. La resa è pessima, ma vabeh, chi sono io per giudicare.
Ho voglia di recuperare la chitarra, e proseguire la mia serata altrove. L. avrebbe dovuto suonare ancora ma io ho degli impegni e non posso restare.
Trascino con me M. che mi ha confessa di non amare questo genere di cose, è li solo per il suo grande amico. Mi racconta di aver chiesto lo strumento a tanti suoi conterranei, ma nessuno si era mostrato generoso. Capisco ora la gratitudine di L.
Andiamo in un altro locale per organizzare una futura serata e recuperare la strumentazione lasciata li dal mio socio, mi serve per poter registrare a casa.
Siamo un po sbronzi, ma non abbastanza per non comprare delle altre birre, bere un cocktail porcheria che ha preso M. (qualcosa tipo Vodkatonicmidori) e tornare a casa e fare razzia della scorta di alcolici che tengo sempre per le emergenze (sono in guerra dal 1998).
Giochiamo a poker, e nonostante sia scarso negli heads-up vinco pure.
Faccio sentire al mio amico del giorno le ultime cose registrate e un po' di canzoni che ormai non suono più. È molto tardi, M. va a casa dopo un'ultima sigaretta mentre propone cose che non faremo mai.
Provo ancora a scrivere una canzone per te, quella giusta, onesta, che funziona. Che ostinazione, che cieca fiducia! In tanti anni non è mai successo... anche stavolta qualcosa non va, qualche parola e qualche accordo mi illudono per un po', saranno frammenti da recuperare al risveglio.

sabato 7 gennaio 2012

Novità 2012: bookspot Frammenti di follia quotidiana.



Spot realizzato da Diego Tinelli e BooksLife.


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martedì 4 ottobre 2011

[Lungo i bordi] In viaggio verso la felicità.

Raju sorride continuamente, con un sorriso aperto, buono, che spesso prorompe in una risata sonora, inattesa e non sempre del tutto motivata. È l’unico tratto da diciottenne in una figura che dimostra più anni di quelli che ha realmente, aspetto peraltro comune tra i suoi connazionali. Ha sulle spalle quasi 7500km, affrontati quando era ancora minorenne; “un viaggio verso la felicità” lo definisce lui. Ecco spiegato il motivo di quel sorriso costante, si potrebbe pensare, ma non è così: “Io sorrido sempre. Da piccolo, quando i miei genitori mi picchiavano per qualche motivo, io sorridevo. E mia madre mi domandava “perché sorridi anche adesso?!”. Un attimo di pausa, forse per mettere in ordine le parole in un italiano zoppicante, e poi ti sorprende con un’imprevista sortita intrisa di saggezza: “Tra 50 o 60 anni sarò morto, e io sorrido perché voglio essere felice. Non ha senso vivere con tristezza”. E giù un’altra sonora risata di fronte all’altrui stupore.

Spesso alcuni suoi connazionali si fermano per assicurarsi che sia tutto a posto, una forma di protezione dettata dal legame instauratosi all’interno della loro comunità, o forse la volontà di prendersi cura del più piccolo del gruppo. In realtà il legame è molto più stretto di quanto si possa pensare, poiché molti di loro sono parenti: “Quello lì è mio zio”- dice indicando una figura in lontananza -“io vivo insieme a lui. E con noi c’è anche mio fratello”. Raju è il più piccolo tra loro, ma di poco: lo zio ha soltanto 22 anni, e tra i 18 e 22 stanno anche la maggior parte degli altri, diversi cugini e molti amici d’infanzia. La sua casa è in via S. Giovanni, 200€ di affitto pagati ad un altro connazionale. Non è semplice cercare di risalire la scala gerarchica della loro comunità e Raju si dimostra molto meno ingenuo di quanto potrebbe apparire; schiva le domande fingendo di non capirle. Con candore afferma che, prima di partire, non sapeva nemmeno dell’esistenza della Sardegna. “Qui è bello, molto bello, la gente brava, la città mi piace. Però poco lavoro. A Roma, a Milano, a Londra, dove stanno altri miei amici, più lavoro. Ma qui a Cagliari meglio perché gente più brava, tutti salutano e parlano con me, e poi voi siete alti come da noi! Voglio rimanere qui per 5-6 anni, poi vediamo”.

È difficile immaginare che possa mantenersi così a lungo col suo lavoro, vendere rose, ma lui il problema non se lo pone nemmeno. “Lavoro 7-8 ore al giorno e guadagno 600€ al mese. 200 per l’affitto, 100 per chiamare a casa, in Bangladesh, e gli altri per vivere. Sono fortunato: non devo mandare soldi a casa. Altri invece sì…” aggiunge con uno sguardo vagamente malizioso prima di lasciarsi andare ad un’altra risata. Si ricompone subito quando sente pronunciare la parola ‘tasse’, e fa segno di no con la testa senza dire una parola, salvo poi soggiungere con un pizzico di ruffianeria “qui carabinieri, poliziotti, guardia di finanza tutti bravi. Tu sei poliziotto?” chiede a scanso di equivoci.

La risposta provoca l’ennesima risata, stavolta di sollievo. Ritorna serio in fretta, per congedarsi: “L’estate è il periodo migliore, è più facile vendere. Adesso diventa difficile, stasera non ho venduto neppure una rosa”- dice senza però dispiacersi più di tanto, d’altronde non ha senso vivere con tristezza… L’aria ingenua si disfa completamente prima dei saluti, quando Raju dimostra di sapere molto bene come vanno le cose nel mondo, o in un certo mondo, e che, in caso di necessità, saprebbe come fare per arrotondare il bilancio: “Tu sei bravo, io posso procurare una donna a te…”.




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sabato 24 settembre 2011

Pioggia di frammenti: restate a casa!!




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mercoledì 14 settembre 2011

A soli 8,80€!


I Frammenti a soli 8,80€ QUI, su bol.it. Dello stesso genere: Breviario proustiano e Le storie di Arturo Bandini, mica robetta insomma!


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lunedì 12 settembre 2011

I Frammenti in vendita su Facebook!

I Frammenti sono disponibili anche su facebook, con uno sconto del 10%! Cliccate QUI! Sconti, offerte, promozioni non mancano: se volete acquistare il libro, cercate nella lista qua a destra la soluzione che preferite!



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domenica 11 settembre 2011

Sconti del 15%!

I Frammenti a 8.50€, sconto del 15% su ibs.it e eprice.it! Da non perdere, seppur in piena crisi!



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lunedì 18 luglio 2011

Il salotto con l'autore di BooksLiFe!



I Frammenti ne Il salotto con l'autore! Buona visione!


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sabato 16 luglio 2011

Sconto del 10% su amazon.it!


I Frammenti scontati del 10% su amazon.it!


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martedì 5 luglio 2011

Novità.


Le ulteriori novità preannunciate si son fatte tangibili, e i Frammenti sono ora acquistabili in diversi store online (cliccare sulla scritta in giallo), che vado ad elencare:

webster.it - disponibile in 5/7 giorni, tempi piuttosto brevi.

libreria universitaria.it - identica disponibilità, con spese gratuite per ordini superiori a 19€

unilibro.it - la disponibilità qui raggiunge le 2 settimane

ibs.it - se volete aspettare ben 3 settimane, potete ordinarlo qui...

eprice.it - il prezzo più conveniente!

dvd.it - per non farci mancare nulla!

italiadvd.it - per la pluralità dell'offerta...

leggere.it - ahimè, difficile reperibilità.

Insomma, ora non avete più scuse! Il prezzo è anche più conveniente rispetto al sito Feltrinelli!


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domenica 3 luglio 2011

L'isola delle perplessità.


Più che un festival letterario, sembra una sagra della salsiccia. Senza salsiccia. Le impressioni che rimangono dopo essere stati a Gavoi, spinti dalle voci che promettono di farvi assistere ad un coinvolgente Festival Letterario, sono negative: di festival non c'è nulla, di coinvolgente ben poco. Se il momento più alto è Marco Presta, qualcosa non va. L'organizzazione, prima di tutto: insufficiente; diluiti in 3-4 giorni incontri che si potrebbero svolgere tranquillamente in 2, evitando così clamorosi buchi, anche di due ore, tra un incontro e l'altro. Gli incontri, poi, sono semplici presentazioni di libri, tutto sommato, cui si è "costretti" ad assistere perchè non vi sono alternative. Quattro o anche cinque mila persone al giorno si ritrovano tutte contemporaneamente nello stesso posto, allo stesso momento, in spazi che sono angusti, ristretti, e se si vogliono evitare file di un'ora (in anticipo rispetto all'incontro previsto) non rimane altro che seguire da lontano, magari sotto un sole cocente, oppure rassegnarsi alle vasche per le vie del paese (soluzione di ripiego già durante la lunga pausa pranzo di due ore e mezza), guidati dai volti di ospiti famosi, passati, presenti e futuri, appesi ai muri delle case lungo le strade, che all'interno di un'organizzazione così rigida e ingessata rischiano di somigliare a foto del Soviet Supremo, eccezion fatta per Giacomo Papi col suo naso pesto...
L'aspetto più sconcertante, per un appuntamento che vuole definirsi festival, è vedere le persone abbandonate a loro stesse nell'arco della giornata, che vagano per il paese trovando conforto unicamente nei numerosi bar; dov'è il coinvolgimento dei festival? Dov'è l'atmosfera di condivisione? Dov'è lo stimolo intellettuale? E' rimasto nelle parole di chi fa pubblicità, lodando un appuntamento che si rivela ben al di sotto delle aspettative suscitate da tutte quelle lodi sperticate. Per l'ultima giornata affidatevi allo streaming: l'atmosfera che si respira a Gavoi è quella di un paese preso d'assalto dai turisti il 15 di agosto. Per chi va alla ricerca di un momento di tremenda bellezza, rimane soltanto la cameriera del tumBARinu...



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domenica 19 giugno 2011

Frammenti nelle luci di settembre.


La qualità dell'immagine non è eccezionale (ma vi basta cliccarci su per ingrandirla), però il banner sulla sinistra è eloquente. Non so in base a quali criteri abbiano associato i Frammenti a Le luci di settembre, però a giudicare dai commenti che ho letto su quel libro, avrebbero potuto associarmi a qualcosa di meglio... Vabbè, l'importante è essere associati, mettiamola così! Guardiamo oltre l'estate.


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giovedì 16 giugno 2011

Non c'è due senza tre...


...e guai a non rispettare i proverbi! Il contenuto è sempre lo stesso, ma è nuova la veste grafica, sia esterna che interna. Maggiori informazioni sono disponibili QUI, ma la verà novità è che il libro sarà presto ordinabile in qualsiasi libreria, giacchè stavolta possiamo vantare addirittura un codice ISBN. Restate sintonizzati (?) per ulteriori novità!

PS: qualcuno ha messo la faccia per la veste grafica della copertina (anche se a sua insaputa), e adesso mi aspetto quantomeno che non si tiri indietro!


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sabato 11 giugno 2011

L'attività porca troia non è riconosciuta...


Qualcuno, per caso, ha dato un'occhiata alla prima riga della pagina di Wikipedia dedicata a Dilma Rousseff...?


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Ma allora la Santanchè non è così stupida come sembra...


SILVIO E’ MALATO.

Santanchè: «Ma sei sicuro che lui (Berlusconi) ha ripreso?».
Briatore: «Al cento per cento».
S: «Io sono senza parole … ma perché insiste (con il bunga bunga)?»
B: «É malato, Dani! Il suo piacere è vedere queste qui, stanche, che vanno via da lui. Stanche, dicono. Oh, che poi queste qui ormai lo sanno! Dopo “due botte” cominciano a dire che sono stanche, che le ha rovinate».


E’ CAMBIATA LA LOCATION.

B: «Mora mi ha detto che “Tutto continua come se nulla fosse”».
S: «Roba da pazzi!».
B: «Non più lì (ad Arcore), ma nell’altra villa (…) Tutto come prima, non è cambiato un cazzo. Stessi attori (…) stesso film, proiettato in un cinema diverso (…). Come prima, più di prima. Stesso gruppo, qualche new entry, ma la base del film è uguale, il nocciolo duro, “Cento vetrine”».
S: «Ma ti rendi conto? E che cosa si può fare?».
B: «Lele è stato da me due ore, mi fa pena. Dice. “Fla, mi hanno messo in mezzo. E sono talmente nella merda che l’unico che mi può aiutare è lui (Berlusconi), sia con la televisione, sia con tutto. Faccio quello che mi dicono, faccio quello che mi chiedono”. E poi quella roba di Fede! È indecente».


EMILIO FEDE.

B: «(Fede) non ha più parlato con il Presidente e sembra che abbia comprato delle case alla Zardo, con tutti ‘sti soldi. Ma pensa che deficiente».
S: «Madonna mia!»
B: «E poi (Fede) è andato a dire al presidente: “Erano i soldi che gli ho prestato”. Invece non è vero, figlio di puttana”».
S: «Che gentaglia».


TREMONTI CONTRO BERLUSCONI

Il 7 aprile, alle 19.33, Flavio Briatore e Daniela Santanché affrontano vari argomenti e cominciano dall’economia.
S: “Ieri sono andata da Geronzi. Questo casino che è successo, Della Valle contro Montezemolo”. Geronzi è Cesare Geronzi, che si è appena dimesso dalla presidenze di Generali, i due sono gli imprenditori che gli hanno mosso contro.
B: “C’è anche Tremonti, che gli ha dato una mano. Come azionista Generali, Geronzi voleva fare un po’ il politico, il papà della cupola, no?”.
S: “Geronzi mica finisce così. E mica questi penseranno che lui sta lì, senza colpo ferire”.
B. “No, no, ma ha 75 anni”.
S: “Bollorè è con lui”, Vincent, vicepresidente del gruppo triestino. “E non credo che Bollorè molli Geronzi”.
B: “Non fidarti mai dei francesi. Quando c’è bisogno, non ci sono mai”.
I due parlano di Mediobanca e di un’operazione di Della Valle e Montezemolo “con i treni” per ingraziarsi il ministro Giulio Tremonti, tanto che il sottosegretario conferma le indiscrezioni dei giornali, sempre smentite: “Di fatto, Tremonti è stato contro Berlusconi”.
B: “Tremonti ha dato la spallatina finale, eh?”.
S: “Senza i suoi tre voti non era così”.


GUERRA IN MEDIOBANCA, SE PERDE GERONZI...

B: “Siamo nelle mani di Dio qui, eh? Perché – continua – ieri sera, l’altra sera, ho saputo che c’era stata un’altra grande festa lì, eh?”.
S: “Ma tu pensa!? E che cazzo dobbiamo fare!?”.
B: “Ha ragione Veronica, è malato. Perché uno normale non fa ‘ste robe qui. Adesso Lele, che gli continua a portare, a organizzare questo, è persino in imbarazzo lui! E dice: “Ma io che cazzo devo fare?”".
S: “Va beh, ma allora qua crolla tutto”.
B: “Daniela, qui parliamo di problemi veramente seri di un Paese che deve essere riformato. Se io fossi al suo posto non dormirei di notte. Ma non per le troie. Non dormirei per la situazione che c’è in Italia”.
S: “E con il clima che c’è, uno lo prende di qua, l’altro che scappa di lì”.
B: “Brava, il problema è che poi la gente comincia veramente a tirar le monete”.
S: “Stanno già tirando”, e insultano pure.


IN RAI UNA MIA CARISSIMA AMICA.

S: «E Berlusconi ha fatto fare a me l’accordo. Ho fatto l’accordo con Masi, e quindi tra il 7 e il 9 aprile viene nominata Lei, perché sai, una mia carissima amica…».
B: «Bene, meglio avere qualche amico in più».
S: «In un mondo… ».
B: «Di merda, guarda!».


QUI CROLLA TUTTO.

B: « … ieri sera, l’altra sera, ho saputo che c’era stata un’altra grande festa lì, eh?».
S: «Ma tu pensa!? E che cazzo dobbiamo fare!?».
B: «Ha ragione Veronica, è malato. Perché uno normale non fa ‘ste robe qui. Adesso Lele, che gli continua a portare, a organizzare questo, è persino in imbarazzo lui! E dice: “Ma io che cazzo devo fare?”».
S: «Va beh, ma allora qua crolla tutto».
B: «Daniela, qui parliamo di problemi veramente seri di un Paese che deve essere riformato. Se io fossi al suo posto non dormirei di notte. Ma non per le troie. Non dormirei per la situazione che c’è in Italia».
S: «E con il clima che c’è, uno lo prende di qua,l’altro che scappa di lì».
B: «Brava, il problema è che poi la gente comincia
veramente a tirar le monete».
S: «Stanno già tirando».




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giovedì 9 giugno 2011

L'intelligenza educata.


di Gabriella Saba

Dalle vetrate entra un sole sfacciato che illumina scorci di ulivi e prati. Grandi pareti di trachite rossa, marmo di Orosei e calcare dividono gli spazi dei quattro edifici del Campus Tiscali, disegnati dallo studio Aldo Rossi. Qui, appena fuori Cagliari, vicino agli stagni e al mare, c'è il regno di Renato Soru: un'isola tecnologica in cui lui si muove in silenzio, allampanato e gentile: "È da molto tempo che non mi facevano un'intervista lunga", dice quasi sottovoce. Lo guardi e pensi a tutte le cose che ti hanno detto di lui, ex Governatore che continua a dividere la Sardegna. Gli hanno dedicato, finora, cinque libri. Ognuno racconta un Soru diverso: visionario e geniale, o integralista, con indole da schiacciasassi, fuoriclasse della politica o uno con un'idea del mondo che non ammette dubbi: degli altri, perché di suoi ne avrebbe pochi. Possiamo testimoniare che ha bisogno di svolgere il suo discorso fino in fondo e non è facile interromperlo. E, altra cosa certa, il 22 aprile scorso è stato assolto con formula piena dall'accusa di abuso d'ufficio e turbativa d'asta, in merito alla pubblicità della Regione. "La fine di una sofferenza", come la definisce lui. "Quando ho sentito i giudici mi sono commosso. Per chi svolge un ruolo pubblico onestamente, con passione, ritrovarsi con un'accusa del genere è sconfortante. Può succedere, il compito della giustizia è appunto quello di indagare. Ma ho vissuto questa vicenda come un incidente". Dopo la sentenza si sono scatenati i suoi sostenitori: su Facebook le chiedono di "tornare". E molti la chiamano ancora "Presidente". "Devo ammettere che la solidarietà di tante persone mi ha dato gioia. Quanto al Presidente, credo si tratti di una gentilezza. In realtà, puntualizzo che sono "ex Presidente", anche per far capire che bisogna andare avanti. Ma voglio interpretare quel "Presidente" come un riconoscimento al lavoro che ho svolto per il bene della Sardegna". Ma non ha intenzione di ricandidarsi. "No, infatti. Sto lavorando intensamente dentro Tiscali che avevo lasciato quando venni eletto, ma credo sia difficile per chi ha fatto politica abbandonare lo sguardo da amministratore pubblico. Di recente ero a Siviglia con amici e mi sono accorto che guardavo la città con l'ottica di un sindaco o del governatore di una Regione. Anziché guardare le vetrine come gli altri, io osservavo le metropolitane leggere". Ha però dichiarato che considera incompiuto il suo lavoro alla guida della Sardegna... "Tutti i politici quando finiscono il mandato provano rimpianto per le opere non terminate. Quando ho partecipato alla prima campagna per le Regionali ho dichiarato che avrei dedicato alla politica cinque anni. Pensavo sarebbero stati sufficienti e inoltre volevo riprendere il mio lavoro a Tiscali. Sono stato un po' ingenuo e un po' presuntuoso, ma il limite che mi ero dato è stato il motivo per cui il tempo, nella mia amministrazione, ha avuto una importanza che non ha per altri". Il giornalista Vito Biolchini ha scritto: "Troppo irruento il suo carisma, troppo forte la sua ansia di cambiamento all'interno di un'organizzazione con altri ritmi e altre liturgie". "Il tempo è stato per me una variabile importante: avevamo fretta di cambiare la Sardegna! Il mondo sta procedendo a grande velocità e dobbiamo decidere se seguirlo o restare indietro. Forse la gente non si aspettava quell'irruenza. È rimasta sconcertata, e lo posso capire". Il Consiglio di Stato ha recentemente accolto il ricorso contro la decisione del Tar Sardegna, che tre anni fa aveva annullato il divieto della Regione di costruire a Tuvixeddu, il colle che ospita la più grande necropoli punico-romana del Mediterraneo. Era stata una battaglia della sua giunta... "Infatti, e quella del Consiglio di Stato è una decisione storica. La vicenda di Tuvixeddu si colloca all'interno del Piano Paesaggistico Regionale, che si era data la Regione Sardegna per governare il suo territorio - il primo e unico redatto in Italia secondo il codice del Paesaggio e nel rispetto della relativa Convenzione Europea - e stabiliva come l'iniziativa privata sia importante ma lo è di più l'impegno a non consumare ulteriormente il proprio ambiente, e a restituirlo integro alle generazioni future. Abbiamo ritenuto che l'ambiente costiero fosse stato già troppo danneggiato e non dovessimo rovinarlo ulteriormente". Spesso la tutela ambientale viene contestata perché porta minore sviluppo edilizio e quindi meno lavoro. "Credo invece che potremmo trovare uno sviluppo migliore e più duraturo proprio tutelando l'ambiente. Tanto è vero che i luoghi in cui l'ambiente è più tutelato sono anche più ricchi. Ma torniamo a Tuvixeddu: i sardi avevano stabilito che le aree costiere ancora intonse sarebbero rimaste tali, e le uniche attività permesse sarebbero state quelle di ristrutturazione e di ricostruzione. In questo modo sono decaduti progetti di lottizzazione già avviati per milioni di metri cubi. Per esempio, il progetto di costruire 260mila metri cubi di cemento nel colle di Tuvixeddu, che si trova dentro Cagliari e ospita migliaia di tombe affacciate sul mare e sulle lagune. Il Piano Paesaggistico Regionale ha posto sotto tutela quel bene: abbiamo pensato fosse meglio avere una specie di Appia Antica che una colata di cemento". Gran parte dei ricorsi presentati per far valere il Piano sono stati accolti. "Si, intorno al 99%". Torniamo al suo mandato: in realtà non l'ha nemmeno finito. "Ho lasciato qualche mese prima, per non permettere che venissero stravolti certi temi urbanistici. Mi è rimasto il dispiacere per le tante cose non fatte, ma in politica bisogna collocarsi in un percorso che non ti appartiene, e che altri hanno tracciato prima e proseguiranno dopo di te, con un'idea di continuità amministrativa". Teoria spesso disattesa, o no? "Il problema è che la politica italiana attuale è molto divisa. Anziché pensarsi in un percorso di continuità e come un unico popolo che vuol fare un passo avanti, sembra sia necessario negare l'altro e cancellare il lavoro fatto". A proposito, cosa pensa dei risultati del primo turno delle amministrative? "Sono felice per Milano che dimostra di non volere assistere indifferente al declino del paese ma si mette alla testa di un moto di riscatto etico e sociale. E sono felice per le riconferme di Torino e di Bologna, oltre che per il successo di Massimo Zedda a Cagliari, che ha portato in giro per i quartieri la visione di una città più moderna e più giusta raccogliendo una vasta adesione e creando i presupposti per la vittoria al ballottaggio". Torniamo a Soru, al suo grande progetto incompiuto: il Museo mediterraneo dell'arte nuragica e contemporanea del Bètile. "Bètile è stato penalizzato da quella politica che tende a negare le esperienze promosse dallo schieramento politico opposto. Il progetto era stato inizialmente appoggiato dal Comune". Sognava davvero un effetto Bilbao? "Sì, per una delle zone più emarginate di Cagliari, il quartiere di Sant'Elia, e inoltre sognavo la possibilità di presentare alla comunità internazionale la cultura nuragica, quasi sconosciuta fuori dalla Sardegna. Il Bètile avrebbe dovuto essere la porta d'ingresso dell'archeologia sarda, in cui si legavano passato e innovazione". A proposito di bellezza, nel suo discorso al Lingotto di Torino (convegno del Pd di fine gennaio) ha insistito sulla necessità di consegnare ai giovani la bellezza... "La bellezza è una categoria applicabile a diversi ambiti, ma quello più immediato è l'ambiente. Vorrei tornare al Piano Paesaggistico, perché è attraverso quello che abbiamo cercato di preservare le differenze che rendono unico un ambiente: la bellezza delle differenze. Ma la bellezza è anche una leva di crescita e libertà, per lo sviluppo economico. Ecco perché andrebbe ricercata da chi fa politica". Amici e nemici sono concordi nel dire che, dopo Soru, nulla è più stato come prima: cosa crede di avere cambiato nelle coscienze dei sardi? "Il diritto allo studio come bene comune. E il modo di considerare l'amministrazione e la gestione delle risorse: deve essere veloce, poco costosa e trasparente. Abbiamo diminuito il numero di impiegati del 30%, trasformando la Regione in un organismo più snello e meno costoso. Naturalmente, sappiamo che si guadagnano più consensi aumentando il numero del personale che non riducendolo. Quando siamo entrati c'erano 700 auto blu, ne abbiamo lasciate 50. Ma la lista degli esempi è lunga". Non un bel modo di farsi degli amici. "No, però siamo passati da un bilancio che chiudeva con un debito di un miliardo e 200 milioni di euro al pareggio. La "nostra" Regione ha avuto riconoscimenti per l'innovazione tecnologica e l'informatizzazione. Vorrei ricordare la questione della Sanità, che assorbe il 40% del budget regionale. Per migliorare la gestione abbiamo chiamato dal Piemonte un professore esperto in Economia sanitaria e con il suo contributo abbiamo migliorato l'efficienza del servizio evitando logiche clientelari. Abbiamo riconsegnato una sanità in ordine, ma è inevitabile che queste cose generino dibattito". È riuscito a farsi restituire 5 miliardi e mezzo derivanti dall'imposta regionale. Perché nelle elezioni regionali del 2009 non è stato rieletto? "Non lo so. Da tanti anni in Sardegna vige la regola dell'alternanza e non sono riuscito a invertire questo trend. C'è anche da dire che i partiti che mi sostenevano erano divisi. Terzo anello di debolezza, nostra: il ruolo dei mezzi di informazione, veri protagonisti della campagna elettorale e che non erano certo a nostro favore". Non se l'aspettava? "È stata dura, ma non vivo nel rimpianto". Parliamo di una Sardegna futura. Come la vede, realisticamente? "La Sardegna non è un progetto difficile perché è una regione definita, disegnata dal mare. Direi che gli obiettivi su cui puntare sono la sovranità alimentare, la tutela dell'ambiente e la conoscenza, quella che chiamo "intelligenza educata". Non sono d'accordo con chi crede che la Sardegna possa vivere di solo turismo e non credo in generale che il modello economico possa essere uno solo. In ogni caso, ribadisco che la priorità per la Sardegna dovrebbe essere quello di rendersi più indipendente. È assurdo che il 90% di quello che consumiamo sia importato. Lo stesso vale per l'energia. Abbiamo il sole, il vento, e dobbiamo fare in modo che diventino opportunità per tutti". In quanto Pd non può essere indipendentista, ma l'hanno definito un "quasi indipendentista". "Io mi definirei "interdipendentista". Siamo tutti interdipendenti, l'importante è che l'aiuto non vada in una sola direzione". La vostra giunta ha fatto la prima delibera in lingua sarda. "Per decenni l'amministrazione pubblica aveva parlato del sardo, ma in italiano. Per una volta ne abbiamo parlato in sardo. Credo che il sardo andrebbe insegnato nelle scuole come materia complementare. Lo vedo come la lingua degli affetti, quella che si parla in famiglia, ma anche la lingua della confidenza e dei sentimenti". Il sardo le sembra affettuoso? "In realtà sì. A mio avviso l'aggressività dei sardi è uno stereotipo. Come la balentia e l'ospitalità, sono luoghi comuni. Il più delle volte è solo paura e timidezza". Però lei ha anche promosso l'inglese. "Un progetto di tre anni rivolto non solo agli studenti: un grande successo per colmare un ritardo culturale". E c'è stato il Master and Back, uno dei pochi tra i suoi progetti che è piaciuto anche ai detrattori.... "Avevamo destinato 50 milioni di euro ai laureati che volevano seguire un master all'estero, indipendentemente dalle loro condizioni economiche: un investimento di tutta la comunità in quella che io chiamo "infrastruttura immateriale della conoscenza"". Antonello Licheri ha scritto un libro in cui la accusa di cesarismo... "È una critica facile da muovere". Un suo vero difetto? "Diciamo che un po' di pazienza in più non mi avrebbe fatto male". Nel presente e nel futuro prossimo di Soru c'è soprattutto Tiscali. L'ha trovata piuttosto malmessa dopo la parentesi da Governatore. E adesso? "Ho lasciato Tiscali per oltre 5 anni. Per ragioni di conflitto di interesse ho consegnato le mie azioni a un blind trust, mi sono obbligato a non parlare con gli amministratori e loro hanno fatto altrettanto. Sono rimasto fuori in un momento di grandi cambiamenti. Oggi Tiscali è una società più piccola, completamente cambiata, in cui mi sono impegnato con fiducia e che intendo rilanciare. In questi mesi abbiamo ridisegnato l'interfaccia del portale, ridefinito i contenuti potenziando l'offerta multimediale, lanciando un tg in sei lingue rivolto agli stranieri, pensato e sviluppato nuovi servizi, in cui si potrà riconoscere lo spirito di Tiscali e la sua capacità di innovazione".



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martedì 31 maggio 2011

La sconfitta del berlusconismo sia a destra che a sinistra: Il caso di Sinnai


La tornata elettorale del maggio 2011 sarà sicuramente da ricordare. Al contrario di tutti i pronostici, pure quelli del sottoscritto, il modo di fare e vedere la politica degli ultimi vent'anni è stato per la prima volta bocciato in blocco nelle maggiori città in cui si rinnovavano le amministrazioni.
In questo pezzo non voglio soffermarmi sulle vicende di Milano, Napoli e Cagliari, che per quanto significative, sono analizzate ampliamente dalla stampa e dal mondo dei blog.Vorrei illustrare le vicende di una realtà piccola, ma neanche troppo, come quella di Sinnai, piccola cittadina nella provincia di Cagliari che è stata teatro di uno scenario unico difficilmente riscontrabile in altre regioni italiane. I 16.000 abitanti della cittadina per più di trent'anni sono stati amministrati da una fazione che, per quanto si sia sempre richiamata ai partiti di sinistra dal PCI al PD, aveva ben poco dei valori che questi proclamavano. La vita all'interno della comunità si è progressivamente spenta fino a trasformare la cittadina in un contesto culturale vuoto in cui gli interessi e il clientelismo di chi sedeva in consiglio e in giunta potevano essere facilmente soddisfatti.
Con il finire del 2010, con la sconfitta di Cabras in seno al PD regionale e l'ascesa di Massimo Zedda a candidato sindaco per il capoluogo, un ondata di rinnovamento si riversa pure nei circoli dei centri minori: una giovane vice-sindaco, che sempre ha dovuto lottare per non essere manovrata all'interno della giunta comunale decide di proporre la sua candidatura a sindaco. Maria Barbara Pusceddu diviene la candidata del PD. All'interno della maggioranza la cosa viene mal digerita al punto che si decide di schierare i simboli degli altri partiti di sinistra contro la candidata del PD schierando Paolo Zedda per la carica di primo cittadino. Si trovano contrapposti due schieramenti, rinnovamento e conservatorismo, e con abili negoziati la coalizione di Zedda sottrae forze e personalità al nuovo che avanzava. Barbara Pusceddu apre la porta all'appoggio di qualsiasi lista voglia opporsi allo scempio politico che si sta verificando. Decidono di unirsi a lei alcuni simboli che generalmente si sono sempre schierati a destra ma che, vista la latitanza del PDL a livello locale a Sinnai decidono di proporre qualcosa di nuovo. Il percorso verso maggio vede lo schieramento di sinistra accusare di qualsiasi nefandezza e di "tradimento ideologico" la candidata Pusceddu mentre nella "coalizione anomala" si lavora per cercare di estromettere ciò che all'interno del municipio ormai puzzava, come il rinomato depuratore del paese. I risultati di maggio danno ragione ragione a Barbara Pusceddu e le motivazioni sono facilmente riscontrabili. Per prima cosa i metodi di campagna elettorare abusati da Berlusconi in questi mesi e ripresi da chi in paese si schierava con simboli a lui opposti ormai non funziona più. Come secondo punto il "berlusconismo di sinistra", tanto diffuso in paese a causa di opposizioni inesistenti è stato sconfitto al primo tentativo di opposizione seria portatrice finalmente di un programma serio. Il terzo punto è più che una spiegazione del risultato un'esempio di come dovrebbe essere la politica a livello nazionale: lo schieramento vincitore è formato da personalità di destra e di sinistra; per la prima volta negli ultimi vent'anni si è capito che avere posizioni differenti non significa essere "nemici" ma si tratta di visioni diverse della realtà e come ultimo scopo, se le posizioni politiche sono serie, coerenti e non portatrici di interessi clientelari, hanno comunque la realizzazione del bene comune il quale si ottiene con una sana e correttia dialettica democratica, latitante da tanto tempo in Italia.
Quello che Sinnai si appresta ad affrontare in questi 5 anni è un esperimento politico che servirà a verificare se lè crepe politiche italiane sono superabili: il tutto avverrà contro una vecchia classe dominante che nonostante sia stata devastata dalla tornata elettorale( nessuno dei membri della giunta comunale schierati con Paolo Zedda è stato eletto consigliere) non si da assolutamente per vinta, al punto che più della metà dei consiglieri di opposizione non si sono congratulati con la neo-eletta. Il clima è tesissimo, come nelle coalizioni di centro destra sconfitte nelle maggiori città.

sabato 23 aprile 2011

I politici non sono tutti uguali. Dall’imputato Renato Soru, oggi assolto, una lezione di dignità per tutti.

di Vito Biolchini

Sarà banale? Voglio dirlo lo stesso. Con il suo atteggiamento, con il suo rispetto per la giustizia, Renato Soru ha dato una grande lezione di dignità a tutti. Mentre altri politici utilizzano da anni un branco di servi in parlamento e nelle redazioni per cambiare le leggi scomode e far credere agli italiani di essere perseguitati, il nostro ex presidente della Regione ha accettato con serietà di essere giudicato dal tribunale e ha sempre subordinato ogni decisione sul suo futuro politico all’arrivo della sentenza. Che oggi è arrivata: Renato Soru è innocente.

Ma al di là delle valutazioni processuali sul caso Saatchi & Saatchi, mi verrebbe da dire che l’assoluzione è la giusta ricompensa per un uomo che con il suo atteggiamento ha ridato dignità alle istituzioni sarde. Dopo mesi di P3, di presidenti babbei, di assessori che incontrano Flavio Carboni, di consiglieri regionali che si pagano la spesa e le vacanze con i soldi con i quali dovrebbero fare attività politica, di ipocriti in giacca e cravatta che indicano la pagliuzza quando hanno la trave nell’occhio, avevamo bisogno di qualcuno che tornasse a comportarsi come una persona normale.

Perché è normale accettare il giudizio di un tribunale, è normale per un politico non candidarsi se si è sotto processo, è normale per un politico rispettare la magistratura. Ma queste sono semplici verità che spesso tendiamo a dimenticarci. Grazie a Renato Soru per avercele ricordate. E grazie per aver dimostrato che i politici non sono tutti uguali.



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