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sabato 11 giugno 2011

Ma allora la Santanchè non è così stupida come sembra...


SILVIO E’ MALATO.

Santanchè: «Ma sei sicuro che lui (Berlusconi) ha ripreso?».
Briatore: «Al cento per cento».
S: «Io sono senza parole … ma perché insiste (con il bunga bunga)?»
B: «É malato, Dani! Il suo piacere è vedere queste qui, stanche, che vanno via da lui. Stanche, dicono. Oh, che poi queste qui ormai lo sanno! Dopo “due botte” cominciano a dire che sono stanche, che le ha rovinate».


E’ CAMBIATA LA LOCATION.

B: «Mora mi ha detto che “Tutto continua come se nulla fosse”».
S: «Roba da pazzi!».
B: «Non più lì (ad Arcore), ma nell’altra villa (…) Tutto come prima, non è cambiato un cazzo. Stessi attori (…) stesso film, proiettato in un cinema diverso (…). Come prima, più di prima. Stesso gruppo, qualche new entry, ma la base del film è uguale, il nocciolo duro, “Cento vetrine”».
S: «Ma ti rendi conto? E che cosa si può fare?».
B: «Lele è stato da me due ore, mi fa pena. Dice. “Fla, mi hanno messo in mezzo. E sono talmente nella merda che l’unico che mi può aiutare è lui (Berlusconi), sia con la televisione, sia con tutto. Faccio quello che mi dicono, faccio quello che mi chiedono”. E poi quella roba di Fede! È indecente».


EMILIO FEDE.

B: «(Fede) non ha più parlato con il Presidente e sembra che abbia comprato delle case alla Zardo, con tutti ‘sti soldi. Ma pensa che deficiente».
S: «Madonna mia!»
B: «E poi (Fede) è andato a dire al presidente: “Erano i soldi che gli ho prestato”. Invece non è vero, figlio di puttana”».
S: «Che gentaglia».


TREMONTI CONTRO BERLUSCONI

Il 7 aprile, alle 19.33, Flavio Briatore e Daniela Santanché affrontano vari argomenti e cominciano dall’economia.
S: “Ieri sono andata da Geronzi. Questo casino che è successo, Della Valle contro Montezemolo”. Geronzi è Cesare Geronzi, che si è appena dimesso dalla presidenze di Generali, i due sono gli imprenditori che gli hanno mosso contro.
B: “C’è anche Tremonti, che gli ha dato una mano. Come azionista Generali, Geronzi voleva fare un po’ il politico, il papà della cupola, no?”.
S: “Geronzi mica finisce così. E mica questi penseranno che lui sta lì, senza colpo ferire”.
B. “No, no, ma ha 75 anni”.
S: “Bollorè è con lui”, Vincent, vicepresidente del gruppo triestino. “E non credo che Bollorè molli Geronzi”.
B: “Non fidarti mai dei francesi. Quando c’è bisogno, non ci sono mai”.
I due parlano di Mediobanca e di un’operazione di Della Valle e Montezemolo “con i treni” per ingraziarsi il ministro Giulio Tremonti, tanto che il sottosegretario conferma le indiscrezioni dei giornali, sempre smentite: “Di fatto, Tremonti è stato contro Berlusconi”.
B: “Tremonti ha dato la spallatina finale, eh?”.
S: “Senza i suoi tre voti non era così”.


GUERRA IN MEDIOBANCA, SE PERDE GERONZI...

B: “Siamo nelle mani di Dio qui, eh? Perché – continua – ieri sera, l’altra sera, ho saputo che c’era stata un’altra grande festa lì, eh?”.
S: “Ma tu pensa!? E che cazzo dobbiamo fare!?”.
B: “Ha ragione Veronica, è malato. Perché uno normale non fa ‘ste robe qui. Adesso Lele, che gli continua a portare, a organizzare questo, è persino in imbarazzo lui! E dice: “Ma io che cazzo devo fare?”".
S: “Va beh, ma allora qua crolla tutto”.
B: “Daniela, qui parliamo di problemi veramente seri di un Paese che deve essere riformato. Se io fossi al suo posto non dormirei di notte. Ma non per le troie. Non dormirei per la situazione che c’è in Italia”.
S: “E con il clima che c’è, uno lo prende di qua, l’altro che scappa di lì”.
B: “Brava, il problema è che poi la gente comincia veramente a tirar le monete”.
S: “Stanno già tirando”, e insultano pure.


IN RAI UNA MIA CARISSIMA AMICA.

S: «E Berlusconi ha fatto fare a me l’accordo. Ho fatto l’accordo con Masi, e quindi tra il 7 e il 9 aprile viene nominata Lei, perché sai, una mia carissima amica…».
B: «Bene, meglio avere qualche amico in più».
S: «In un mondo… ».
B: «Di merda, guarda!».


QUI CROLLA TUTTO.

B: « … ieri sera, l’altra sera, ho saputo che c’era stata un’altra grande festa lì, eh?».
S: «Ma tu pensa!? E che cazzo dobbiamo fare!?».
B: «Ha ragione Veronica, è malato. Perché uno normale non fa ‘ste robe qui. Adesso Lele, che gli continua a portare, a organizzare questo, è persino in imbarazzo lui! E dice: “Ma io che cazzo devo fare?”».
S: «Va beh, ma allora qua crolla tutto».
B: «Daniela, qui parliamo di problemi veramente seri di un Paese che deve essere riformato. Se io fossi al suo posto non dormirei di notte. Ma non per le troie. Non dormirei per la situazione che c’è in Italia».
S: «E con il clima che c’è, uno lo prende di qua,l’altro che scappa di lì».
B: «Brava, il problema è che poi la gente comincia
veramente a tirar le monete».
S: «Stanno già tirando».




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giovedì 24 marzo 2011

Gioventù ribelle...

Il gioco voluto dal ministro Meloni ammicca al linguaggio dei giovani ma senza conoscerlo fino in fondo. Le parodie su YouTube e la bocciatura dei siti specializzati: "E' il prodotto più brutto di tutti i tempi"

di FRANCESCO MERLO

Il videogioco "Gioventù ribelle" AMMICCA al linguaggio dei giovani ma solo chi non ne conosce il codice può credere che sia giovanile tradurre il grido "Savoia!" con l'inglese "Rampage!" che vuol dire furore. Evidentemente pensa che i giovani sono cretini il giovane ministro della Gioventù che ha commissionato un patriottico, giovanilistico videogioco dove un inesorabile eroe del Risorgimento spara a Pio IX che, infallibile, ricorre all'aiuto di Dio e mette in funzione il provvidenziale teletrasporto per levarselo di torno. Ma l'eroe (dei due mondi) torna (dall'altro mondo) e di nuovo avanza sparando e sterminando l'esercito pontificio e urla kill quando fa fuori un nemico, double kill quando ne ammazza due, e poi multi kill, mega kill, over kill. E attraversa cunicoli sotterranei, varca cancelli, si inoltra lungo i giardini del Quirinale e il suo fucile non conosce ostacoli, abbatte tutta la vita che incontra finché non si ritrova davanti quel diavolo di un Papa che, questa volta, lo fa definitivamente secco e senza neppure dargli l'estrema unzione. Il videogioco si chiama 'Gioventù Ribellè ed è una trovata della Meloni per "raccontare la storia ai giovani con il loro linguaggio". E va bene che i videogiochi per loro natura semplificano, ma non si capisce come una rivoltella - è proprio una Colt - e un moschetto che avanzano possano rimandare al passo di carica dei bersaglieri e alla breccia di Porta Pia. Né basta chiamare shooter, sparatore, l'eroe del Risorgimento per convincere i ragazzi di oggi che era uno di loro. La ministra ha pure illustrato la seguente trama: il generale Cadorna scrive al Papa intimandogli di arrendersi e assegna al nostro eroe il compito di consegnare la lettera direttamente nelle mani di Pio IX. Ma è una trama che non si deduce dal videogame, perché semplicemente non c'è, neppure per accenni. Dice la Meloni: "Della fedeltà della ricostruzione storica si è occupato l'Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano. Alcuni dettagli possono essere stati lievemente alterati o risultare differenti dai modelli reali per meri limiti tecnici nella realizzazione degli oggetti 3D". In realtà i bersaglieri si riconoscono dai pennacchi appena accennati e i dragoni, le guardie svizzere e gli zuavi pontifici dai ghirigori sulla divisa chiara. Il papa è un omino tutto vestito di bianco. C'è un obelisco in mezzo a un campo piatto e brullo, ogni tanto emergono statue classicheggianti, gabinetti alla turca, bruttissimi cavalli, tende, anfore, un palazzone classico, e le case hanno la forma a scatola vagamente antropomorfa dei disegni infantili: due finestre a mo' di occhi a destra e a sinistra della porta. E poi botole e tombini ricordano il mondo dei pirati inglesi, più caverne dell'isola di Tortuga che palazzi vaticani. E ogni tanto c'è un bersagliere che cade a terra e muore, senza apparente motivo.
Prima di essere messo online (www. gioventuribelle. it), il gioco era stato presentato durante un'entusiastica cerimonia al Museo Maxxi di Roma dove erano intervenuti anche Giuliano Amato (davvero lo ha visto e approvato?) e il ministro della Salute Ferruccio Fazio. In realtà scaricarlo dal sito non è facile, ma ci hanno pensato i blogger a mandarlo su YouTube e subito a parodiarlo in mille modi, a farne oggetto di scherno più che di indignazione, a ridicolizzare l'inglese dei sardo piemontesi, a recensirlo nella forma e nel contenuto, a svelare che le sue parti migliori sono copiate, e a mostrare con quella competenza che io non ho il pessimo livello della tecnologia utilizzata: "È il peggiore video game sinora prodotto nella storia dei video game", hanno già scritto, dopo appena cinque giorni, i siti internazionali specializzati. E i forum come NeoGAF e Destructoid lo considerano peggiore anche del famoso Big Rigs (Grandi Camion) che deteneva il titolo negativo assegnato da Thunderbolt Games e Game Spot, "brutto che supera ogni limite dei precedenti giochi più brutti e sicuramente uno dei giochi che appartiene alla categoria dei giochi più atroci mai pubblicati". Come si vede qui c'è un'altra piccola conferma della potenza del Web, della sua velocità nel giudicare, nell'orientare, nel promuovere. Prima ancora di diventare notizia, il videogioco della Meloni è stato infatti demistificato come una concentrazione di ignoranza storica e di imperizia tecnica, come un gioco che non riesce neppure a divertire perché espone la miseria dell'Italia di oggi e nasconde la nobiltà dell'Italia del Risorgimento. C'è saggezza e c'è speranza in questa bocciatura che viene proprio dai giovani internauti e video-giocatori ai quali il game vorrebbe rivolgersi . Lo hanno liquidato con il linguaggio sincopato del Web, quel codice breve di un pensiero lungo che "Gioventù ribelle" non riesce ad imitare perché il giovanilismo è sempre un vezzo senile: i giovani non c'entrano. Sono un mondo che il nostro governo non conosce, quale che sia l'età dei suoi ministri.



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martedì 22 febbraio 2011

- Una storia italiana - ULTIMO episodio: Il fallimento.


IL PROGRAMMA PER UN’ITALIA PIÙ GIUSTA, PIÙ MODERNA, PIÙ COMPETITIVA

La modernizzazione dello Stato, l’Italia “on line”, le riforme istituzionali, la rivisitazione dei codici, le grandi opere, il piano per il Sud, la rivoluzione fiscale, il rilancio del sistema scolastico e della ricerca scientifica. Ecco l’Italia nuova, il progetto della Casa delle Libertà, l’Italia del 2010 (in sostanza, il fallimento di 10 anni di governi Berlusconi)


LE CINQUE GRANDI “MISSIONI” PER CAMBIARE L’ITALIA

1 Riorganizzazione dal profondo di tutti gli apparati dello Stato per un nuovo modello di Stato informatizzato e digitalizzato ed estensione della utilizzazione di Internet e delle tecnologie digitali dalla Pubblica Amministrazione alla scuola, all’università, alle imprese, a tutti i cittadini entro il 2005 (siamo nel 2011, e queste sono rimaste parole). OBIETTIVO FALLITO

2 Riforma dell’architettura istituzionale dello Stato: elezione diretta del Capo dello Stato, dimezzamento del numero dei parlamentari, devoluzione alle Regioni della responsabilità per la scuola, per la sanità e per la difesa dei cittadini dalla criminalità urbana (10 anni dopo, se ne parla ancora). OBIETTIVO FALLITO

3 Rivisitazione del complesso delle leggi e dei Codici per giungere alla formazione di Testi unici e di un nuovo Codice delle norme fiscali con l’abrogazione di migliaia di leggi (ci si ricorda soltanto un falò di Calderoli, in cui vennero bruciati i testi di "oltre 3000 leggi". Effetti reali?). OBIETTIVO FALLITO

4 Realizzazione del nostro “Piano per le grandi opere” indispensabili per il nostro Paese: strade, autostrade, ferrovie, ponti, porti, metropolitane, reti idriche. Difesa del territorio per resistere alle calamità naturali e valorizzazione del nostro grande patrimonio ambientale e artistico (nel frattempo sono state poste circa una dozzina di prime pietre del ponte sullo stretto, la Salerno-Reggio Calabria è nelle stesse condizioni e per quanto riguarda il patrimonio artistico, hanno affidato ad un architetto all'avanguardia la ricostruzione della Domus Gladiatorii di Pompeii. Più fallito di così...). OBIETTIVO FALLITO

5 Attuazione del nostro “Piano per il Sud”, chiave di volta dello sviluppo nazionale: lotta alla criminalità, nuove infrastrutture, incentivazione del turismo e dell’agricoltura, meno burocrazia, convenienza fiscale per gli imprenditori ad investire nel Meridione (siamo in fremente attesa della Banca del Sud annunciata qualche tempo fa...). OBIETTIVO FALLITO


LE CINQUE “STRATEGIE” PER MIGLIORARE LA VITA DEGLI ITALIANI

1 Attuazione della nostra ricetta per il benessere: meno tasse sulle famiglie, sul lavoro e sulle imprese, meno burocrazia, meno divieti, meno sperperi di denaro pubblico, per avere più sviluppo e più lavoro, più risorse da investire per il bene di tutti (meno tasse: forse la più grande sciocchezza della storia della democrazia; meno sperpero di denaro pubblico: per informazioni rivolgersi alla Guido Bertolaso SPA). OBIETTIVO FALLITO

2 Attuazione di una nuova politica sociale per aiutare chi è rimasto indietro e per aiutare chi aiuta gli altri: aumento ad 1 milione delle pensioni minime, nessuna imposta sulle famiglie con redditi inferiori a 20-22 milioni, “buono scuola” e “buono salute”, meno vincoli e più incentivi per il volontariato (la famigerata social card ancora non era prevista). OBIETTIVO FALLITO

3 Attuazione del nostro “Progetto per la prevenzione dei reati” con la riorganizzazione dell’intero apparato della sicurezza per proteggere davvero i cittadini: controllo del territorio, forze dell’ordine meglio equipaggiate e meglio pagate, rapidità dei processi, certezza della pena, controllo dell’immigrazione clandestina (semplicemente NO COMMENT). OBIETTIVO FALLITO

4 Attuazione del nostro “Piano per la scuola, per la alfabetizzazione digitale e per la ricerca scientifica”, le vere ricchezze del nostro futuro: sospensione della riforma dei cicli scolastici, le tre “I”, Inglese, Internet, Impresa, più investimenti e meno vincoli per la ricerca (commentare si fa sempre più imbarazzante: alfabetizzazione digitale, ricerca scientifica come ricchezza del futuro, inglese, internet, impresa... Quasi stento a credere che siano parole uscite dalla sua bocca!). OBIETTIVO FALLITO

5 Difesa dell’ambiente e della salute dei cittadini con controlli più efficaci e rigorosi su aria, acqua e alimenti (andiamo di pari passo con lo sconfiggere il cancro entro tre anni - piccolo inciso: Silvio, sul cancro ti aspetto al varco!). OBIETTIVO FALLITO


LETTERA AGLI ITALIANI

Cara amica, caro amico,

l’appuntamento elettorale del 13 maggio sarà un appuntamento con la Storia, una scelta decisiva per cambiare l’Italia e garantire la nostra libertà, la nostra sicurezza, il nostro benessere. Viviamo nel 2000 ma la nostra amministrazione pubblica è rimasta quella di un secolo fa (nel 2011 si potrebbe continuare a dire la stessa cosa). Tutti gli apparati dello Stato sono antiquati, obsoleti, costosissimi ed inefficienti. La macchina politico-burocratica rallenta lo sviluppo dell’economia e crea difficoltà di ogni genere ai cittadini e alle imprese. Noi stiamo lavorando da tempo con le più importanti aziende internazionali di consulenza organizzativa ad un nuovo modello di Stato, completamente informatizzato e digitalizzato, a cui i cittadini possano rivolgersi “on line” da casa o dall’ufficio per ottenere tutti quei servizi, ne abbiamo contati più di cento, che la pubblica amministrazione del futuro dovrà essere in grado di fornire. C’è poi da ammodernare l’architettura istituzionale dello Stato con l’elezione diretta, da parte dei cittadini, del Presidente della Repubblica, con il dimezzamento del numero dei parlamentari e l’attribuzione ai governi locali, più vicini alla gente, delle responsabilità in materia di istruzione, di formazione e di sanità (idem come sopra). Dobbiamo mettere mano al complesso delle leggi. Oggi in Italia esiste un numero incalcolabile di leggi che non garantisce certezza del diritto e serenità a chi vuole operare nel pieno rispetto delle regole. Si tratta di rivisitare il codice civile, il codice penale, i codici delle procedure, si tratta di abrogare molte leggi, di riunire le normative delle varie materie in testi unici e di dare vita a un nuovo Codice fiscale abrogando le attuali più di tremila leggi fiscali. È un immane lavoro a cui chiameremo i migliori fra i nostri giuristi (e invece è bastato semplicemente depenalizzare i reati da lui commessi. Certo, ora comincia a commetterne un po' troppi...). Ci sono da mettere finalmente in cantiere le grandi opere. L’Italia ha accumulato un grave ritardo nelle infrastrutture rispetto agli altri Paesi europei: il nostro sistema autostradale è da completarsi in più punti, i collegamenti ferroviari internazionali sono rimasti progetti sulla carta, devono essere realizzate o completate le metropolitane nelle principali città, è necessario intervenire sulle reti idriche del Sud e realizzare un grande piano di opere per resistere alle calamità naturali con la messa a regime degli alvei del Po, dell’Arno, del Tevere e dei sistemi torrentizi di molte regioni (e non è stato possibile farlo, almeno in parte, in 10 anni?). Il Sud infine è la nostra grande opportunità, il tesoro nascosto che dobbiamo saper valorizzare per far ripartire lo sviluppo dell’intero Paese. Il “Piano per il decollo del Sud” è un punto fondamentale del nostro progetto per l’Italia (talmente fondamentale che è ancora tutto sulla carta...). Per quanto riguarda il programma economico, la nostra “Ricetta per l’equità fiscale, per il benessere, per il lavoro e per la solidarietà” si sostanzia dei principi dell’economia sociale di mercato che è parte fondamentale del nuovo programma del Partito Popolare Europeo. I nostri obiettivi fondamentali sono la guerra alla povertà, alla disoccupazione, alle tasse ingiuste, alla burocrazia eccessiva, alla criminalità (guerra miseramente perduta). Il primo dei traguardi che ci prefiggiamo è quello di far entrare nell’area del benessere i sette milioni e mezzo di nostri concittadini che vivono nell’indigenza (che invece sono stati raggiunti nell'indigenza da chi, nel 2001, indigente non era!). Per realizzare questo obiettivo è necessario dare un forte impulso all’economia per creare nuovi posti di lavoro e attuare una nuova, forte politica sociale. La ricchezza delle nazioni è data dal numero dei cittadini che lavorano e dal livello qualitativo della loro attività. Se vogliamo un’Italia prospera e competitiva nel mondo della “New Economy” dobbiamo investire nella cultura, nella formazione, nell’istruzione (eh sì, l'ha proprio detto. A dieci anni di distanza, sembra quasi pazzesco che siano parole sue. E pure scritte nero su bianco!). Questa è la missione che ci assegniamo per l’Italia. Per l’Italia del 2010, per l’Italia del nuovo millennio. Non è un progetto di centro, di sinistra o di destra: è semplicemente ciò che è indispensabile e urgente fare per il bene dell’Italia e di tutti gli italiani se vogliamo far crescere il nostro benessere, la nostra sicurezza, la nostra libertà (siamo nel 2011: l'Italia del 2010 è rimasta al 2001). È una grande sfida, un compito tanto esaltante quanto difficile ma vale la pena di provarci. Per queste ragioni l’appuntamento elettorale che ci attende sarà fondamentale: sarà davvero una scelta di campo, la scelta decisiva da cui dipenderà il nostro futuro.

Sono sicuro che l’Italia che ho in mente io sia come quella che hai in mente tu: un Paese nel quale nessuno debba sentirsi un cittadino di serie B, un Paese dove nessuno debba sentirsi abbandonato nella malattia e nella povertà, un Paese dove tutti possano sentire lo Stato e le sue istituzioni come la propria casa e non come un nemico in agguato, un Paese dove nessuno debba sentirsi a rischio solo perché sono al governo i suoi avversari (ahahahaha! Ricordo parole come "noi siamo per la cultura della vita, LORO per la cultura della morte...". Scusate, mi son lasciato andare, mi ricompongo...), un Paese dove tutti abbiano la possibilità di istruirsi, di realizzarsi, di dare il meglio di sé, un Paese libero, prospero e giusto dove per tutti sia possibile tenere aperta la porta alla speranza (la speranza che sia lui ad imboccare l'uscita attraverso quella porta...).

Con i più cordiali auguri

Silvio Berlusconi




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