martedì 26 agosto 2008

Riflessioni sull'essenza dell'opinione pubblica


Difficile stabilire quanto l'articolo steso ieri sera sia da considerarsi realmente riuscito...e' stato uno sforzo notevole condensare ore di riflessioni e letture in cosi poche righe,e ad una piu' meditata rilettura mi e'parso di intuire che il testo, in alcuni punti, potrebbe essere poco chiaro al lettore oltre che un pelino ampolloso...
Per qualsivoglia obiezione in ogni caso c'e' l'apposito spazio per i commenti,questo post non vuol essere un ancora di salvataggio per le possibili incomprensioni ma un personale punto di vista riguardo il ruolo e il significato stesso di "opinione pubblica".
Wikipedia ci suggerisce questa definizione "l'aggregato delle attitudini individuali o delle convinzioni mantenute dalla popolazione adulta" che teniamo come punto di partenza sommariamente valido.
Dato cio' sorgono i primi interrogativi,derivati dalla non misurabilita' del fenomeno, dalla quantita' di tempo necessaria alla formazione di una certa "attitudine o convinzione" riguardo un determinato argomento, e al grado di specificita' raggiungibile da tale fenomeno nei vari campi d'azione in cui e' necessario se non indispensabile,prenderne in considerazione il punto di vista...
A parer mio non si puo' certo pretendere che il suo dominio possa estendersi a tutto il campo del sapere,le eccessive ramificazioni non esprimerebbero un parere maggioritario ma sarebbero un'accozzaglia di punti di vista distanti in maggiore o minor misura.
Di conseguenza piu'si estende la quantita'di persone necessarie a formare il "pubblico" e meno si puo' pretendere che tale agglomerato abbia competenze necessarie ad esprimere un opinione su un dato argomento.
Anche inludendo credenze e convinzioni nell' insieme dei "pareri" , alcune questioni troppo specifiche e bisognose di conoscenza resterebbero escluse ( per esempio trovo che l 'opinione pubblica non sia in grado di esprimersi sulla finanziaria di tremonti, o meglio non in modo da dare un parere rilevante quindi utile, mentre sarebbe piu a suo agio in un dibattito come "crocefisso si crocefisso no" nelle varie aule).
Partendo da tali presupposti si puo' dedurre che l'opinione pubblica ha un campo molto piu' limitato di quanto si possa pensare (ovviamente estendibile con la conoscenza, resa possibile dall'informazione e non dalla propaganda), e aggiungerei che in linea di massima non e' tanto in grado di esprimere unvero e proprio parere quanto trovo sia piu' adatta ad individuare fenomeni di degenerazione di una certa linea governativa e non.
Il modo migliore per chiamare in causa "l'opinione pubblica" e' il referendum, ma spesso e volentieri non se ne parla solo in termini referendari, ma anche come sentore che aleggia nell 'aria, come voci di corridoio, ed e' bene considerare anche questo aspetto,nonostante sia piu difficile da afferrare in quanto non confortato da numeri.
Riallacciandomi alla precedente affermazione nella quale ho dichiarato che, secondo il mio modesto parere , agisce per "protesta" piuttosto che per "proposta", aggiungerei che la suddetta reazione e' dovuta principalmente ad una erronea applicazione dello strumento democratico...Detto chiaramente, non scegliamo nulla, subiamo semplicemente un bombardamento propagandistico che ci porta alle urne ogni 5 anni ( se non meno).
Qui entra in causa l'utilita' dell opinione pubblica.
A cosa dovrebbe servire se non ad orientare le scelte e le strategie di un governo?
Per un' applicazione del genere sarebbe necessario sollecitarla...ma questa sollecitazione dovrebbe andare di pari passo con l 'informazione.
I media dorebbero fornire strumenti per informare i cittadini, questi esprimere un parere ,non solamente una volta ogni 5 anni, e venire chiamati in causa per le questioni piu rilevanti.
Alla faccia di chi mi conosce e con me piu' volte ha avuto qualche battibecco riguardo la trasparenza dell' informazione...si puo' dire con serenita' che questa riesca a svolgere in modo trasparente il suo compito o no?
Esiste una sola risposta...
L'evidenza e' questa: cio' che esce da un televisore non fa altro che creare distanza e disinteresse nel telespettatore, e la carta stampata, fatica e non poco, poiche'anche nei pochi giornali dignitosi le notizie non sempre riescono ad essere chiare, e i pochi punti di vista autorevoli in alcuni casi,( come gli articoli di scalfari nel post di ieri) non penso facciano proprio presa sulla popolazione ma, molto simili alle tendenze della critica letteraria, circolano in ambienti ristretti.
L'opinione pubblica e' orientabile, orientata e conseguentemente sfruttata, questo e' il suo ruolo attuale,o forse lo e' sempre stato...
Cio' che dice scalfari riguardo il vetro rotto che riflette solamente interessi privati puo' essere anche accettato, bella metafora, ma mi chiedo quando questo specchio e' stato concretamente integro.
Per far si che il singolo individuo pensi non a "tira'a campa'" ma arrivi addirittura ad avere un 'idea di societa' e di bene comune ci vorrebbe una buona dose di fiducia nelle istituzioni.
Questo potrebbe avvenire solamente se il politico fosse realmente un "dipendente dei cittadini", e per far si che questa mansione non dia adito a scalate di potere che generano conflitti di interessi, ricchezza, abusi istituzionali e quant' altro, bisognerebbe avere degli specialisti trattati come qualsiasi altro dipendente statale, senza alcun privilegio, salvo uno stipendio dignitoso.
Un lavoro come il politico, fatto con serieta', richiede una gran profusione di energie mentali e fisiche,uno stress continuo, una responsabilita' costante nei confronti di una nazione intera e del cosidetto "bene comune".
Bisognerebbe semplicemente restringere il campo, far si che il politico diventi una vocazione, come il sacerdote, il medico, che richieda anni di studio e qualifiche ( ci siamo dimenticati che raramente un ministro e' uno specialista nel ministero affidatogli?) che non possa permettere ne salvataggi giudiziari , ne scalate familiari.
Cosi' avrebbe senso parlare di opinione pubblica, ci sarebbe una implicita fiducia nei governanti, che dovrebbero avere la sensibilita' di tradurre il dissenso espresso da questa in qualcosa di piu' specifico,in quanto di loro competenza. Il parallelo coi platonici filosofi-governanti e' sempre piu' calzante, ma se vogliamo parlare di democrazia e' questo che serve, altrimenti continuiamo a giocare con le parole prendendoci per il culo...



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13 commenti:

Matthew ha detto...

"Per far si che il singolo individuo pensi non a "tira' a campa'" ma arrivi addirittura ad avere un 'idea di societa' e di bene comune ci vorrebbe una buona dose di fiducia nelle istituzioni.
Questo potrebbe avvenire solamente se il politico fosse realmente un "dipendente dei cittadini", e per far si che questa mansione non dia adito a scalate di potere che generano conflitti di interessi, ricchezza, abusi istituzionali e quant' altro, bisognerebbe avere degli specialisti trattati come qualsiasi altro dipendente statale, senza alcun privilegio, salvo uno stipendio dignitoso.
Un lavoro come il politico, fatto con serieta', richiede una gran profusione di energie mentali e fisiche,uno stress continuo, una responsabilita' costante nei confronti di una nazione intera e del cosidetto "bene comune"."
In Italia? Non penso sia possibile se non dopo una catastrofe di dimensioni esagerate.
Volendo avrei da ridire anche sulla 'vocazione' dei sacerdoti ma lascio perdere perchè mi dilungherei...

tizeta ha detto...

riguardo la vocazione sacerdotale ho sfruttato il luogo comune...
in ogni caso ben cosciente dell utopia espressa, e non solo riguardo la situazione italiana,ovviamente disatstrosa, ma riguardo anche tante altre democrazie

James ha detto...

Beh complimenti, sei riuscito a spiegare molto bene la tua idea di democrazia. Magari fosse così. Poi ad essere pessimisti in sto paese si ha vita facile facile, matthew ha ragione. Hai messo il primo anello della catena, il prossimo? Le distorsioni e il meccanismo di controllo dell'informazione (non libera, quindi propaganda)? Ahhaa, ti faccio lavorare (da solo, che i risultati sono migliori!); ottimo.

James ha detto...

dimenticavo... avrete visto che in questo post i colori tornano normali!
Pensavo che qualcuno si fosse messo a risolvere il prob, ma poi il resto (e la home soprattutto, che palle) ha ancora i colori modificati...
secondo me è quel maledetto post che ha incasinato le cose.

James ha detto...

ho corretto l'html dei post (anche quello prec aveva prob) ma non è cambiato nulla...
proprio i colori non me li fa reimpostare (e li sono già selezionati giusti! boh)

Matthew ha detto...

Anche gli altri post hanno colori normali. Solo la home page e quello precedente a questo cambiano. Uno di quei problemi sciocchi che ogni tanto ci propone blogspot.

James ha detto...

problema risolto copiando il testo sul notepad... immagino sia perché è stato scritto su word, magari con un tipo di formattazione, anche se non capisco... boh.
cmq tutto ok, no?!

tizeta ha detto...

e dire che erano le tre di notte e stavo x andare a letto...l' ispirazione e' arrivata mentre mi lavavo i denti prima di infilarmi sotto le coperte...
spero di essere stato chiaro e cmq senza il lavoro dell altra sera non sarei mai riuscito a riordinare le idee in queste modo

Matthew ha detto...

Classico problema, classica soluzione!

RESTI-UMANI _Andrea ha detto...

Ciao, vi lascio una riflessione ....

Il politico…uno scellerato tuttologo a cui non sembra vero di poter mettere le mani su ciò che ignora e non gli appartiene. Il suo ruolo sociale mi disgusta, ma fondamentalmente è un percorso predefinito nel quale volente o nolente opera secondo processi mentali prestabiliti dal sistema che regge il suo compito. In virtù di questo non punto il dito sulla classe dirigente ma su coloro che ne reggono il filo, attraverso il consenso o il dissenso, poiché la loro “illuminata critica” per essere produttiva dovrebbe assumere le stesse vesti degli aberranti tuttologi verso cui è rivolta, portando avanti una concezione errata e, sostanzialmente, accettandone l’esistenza.
Limitarsi a cercare un pregio o un difetto in un evento o pensiero generato da un determinato sistema significa accettare come veritieri e coerenti i fondamenti di base che lo reggono.
Infatti se si sono trovati validi paradossi che scardinano la base su cui si regge, non possiamo pensare una soluzione all’interno di tale sistema.
Nella politica di gestione delle comunità umane del nostro tempo vi sono numerosi paradossi ed evidenti condizioni di oppressione generati non più da un consapevole intento ma da una irrazionale visione della società che ormai è fuori controllo. Parlare di “fiducia nelle istituzioni “ per me equivale a dire “fidatevi, il vostro delicatissimo intervento chirurgico verrà eseguito da un idraulico”.
Contrariamente all’idraulico che sicuramente opera nel suo ambito in maniera coerente, il nostro profilo istituzionale, delineato in maggioranza da una consorteria di inadatti, non ha più un senso in una comunità evidentemente divisa in settori specificatamente operanti.
Questi “blocchi” logico-operativi pertinenti ai singoli ambiti istituzionali (per esempio il settore medico) dovrebbero essere indipendenti e gestiti autonomamente da un complesso di figure competenti.
Ogni blocco logico-operativo è responsabile dell’intera visione razionale del suo settore e ha per natura le sue “leggi” e i suoi fondamenti. .
La classe politica oggi è a sua volta un blocco logico operativo che domina su tutti gli altri, un mondo con le sue leggi i cui rappresentanti hanno specifiche competenze finalizzate al perseguimento dei fini di quel determinato blocco.
L’inesistente relazione tra quest’ultimo blocco e gli altri è evidente, naturale perché i fini dell’uno non potranno mai coincidere con quelli degli altri.
La convinzione che la politica sia l’artefice del nostro modo di vivere è un’ illusione!
Questi brevi concetti non sono che il principio di un ben più ampio discorso (che affronterò in separata sede) in cui intendo scardinare l’aberrante sistema (che in realtà è un dominio di classe) e
soprattutto valorizzare l’importanza e l’autonomia di tutte le categorie lavorative.
Questo intervento si vuole inserito come “commento” (che poi in realtà non è) alle considerazioni di Stefano di cui ho sempre apprezzato la capacità critica che quando è buona, come in questo caso, genera sempre discorsi e dialoghi utili alla conoscenza.
Nel tuo intervento hai ben intuito che lo specchio a cui allude metaforicamente Eugenio Scalfari non è mai stato unito, infatti un sistema politico applicato su una molteplicità di esigenze e, da un punto di vista macroscopico su diverse culture, non potrà mai essere riflesso in maniera logica e totale da una minoranza che per di più si materializza come una classe (dirigente).
Ogni settore ha una sua coerenza che costantemente non viene rispettata poiché elusa da un’utopia economica travestita da moralità, ma ciò che più sconcerta è la convinzione da parte di chi opera che il proprio compito sia realmente morale. La crescita economica, unico legame del settore dominante, è un’utopia politica fondamentalmente inutile; le culture (ovvero gli autentici stati linguisticamente definibili) non tendono ad una crescita ma ad una produzione necessaria alle proprie esigenze. Se estendiamo il concetto a tutti i settori produttivi odierni, come un flash, le tante parole di bene comune professate in ridicole campagne elettorali echeggiano come una retorica commedia dove l’attore si è dimenticato di essere tale.
Ma questi quadretti casuali che riporto a mo’di esempio vorrebbero sollevare alcune problematiche che fondamentalmente scardinano il sistema politico ed evidenziano la necessità di pensare la coesistenza umana in maniera diversa.



Perchè le tue giuste considerazioni sui problemi di competenza e sui destinatari di tale incompetente operato finiscono per adeguarsi ad una visione politicizzata dell’organizzazione sociale?
-Tu pensi che possa mai esistere una figura competente “politicamente”?
L’hai detto tu stesso, i medici studiano anni per essere preparati e consapevoli, a volte non basta, ma comunque resteranno sempre le figure che meglio conoscono il loro ambito, le necessità e i difetti che lo caratterizzano, in definitiva la migliore rappresentanza in grado di operare all’interno di quel settore.
La fiducia dell’opinione pubblica, appartenente in questo modo ai diversi settori (blocchi logico operativi) non sarebbe più “implicita” ma, poiché ogni ambito raggiungerebbe la piena efficienza logica, totale. La gestione e i compiti, ora politici, dovrebbero essere distribuiti nell’istruzione dei singoli ambiti, generando un complesso organizzativo di sussistenza comunitaria che garantirebbe per sua natura i suoi propositi.

TZ -Il discorso prende una brutta piega e questa non è la sede per approfondirne gli innumerevoli aspetti, volevo solo introdurre il mio pensiero…..perciò interrompo queste riflessioni che assumono sempre più un tono di invettiva e ti saluto.
Un saluto a tutti –Andrea-

Matthew ha detto...

Forse sarebbe stato più azzeccato questo titolo: Riflessioni sull'assenza dell'opinione pubblica...

ciclofrenia ha detto...

Sono completamente d'accordo.
Il problema fondamentale dell'Italia è proprio l'informazione.
Ma non è tanto la carenza di informazione a creare danni, quanto il modo in cui essa viene presentata.

Mi spiego meglio: in Italia siamo abituati a percepire ogni questione in una logica dicotomica. Se un politico attacca Berlusconi, la gente non sta minimamente a badare alle motivazioni dell'attacco, pensa solo che lo attacca perché è Comunista.

Lo dicono anche i Bluvertigo, no?, tutto quello che la gente fa, nei giudizi, non è che cosa ma come lo si fa.

Dal momento in cui i media non fanno che alimentare questo scontro frontale (e, nella maggior parte dei casi, immotivato), l'opinione pubblica non ha occasione di formarsi.

Opinione pubblica è leggere il testo di un disegno di legge e capire ciò che si condivide o no.

Opinione pubblica è avere la possibilità di conoscere gli archivi e i documenti relativi ai processi, e poi trarre le proprie conclusioni.

Opinione pubblica è avere davanti agli occhi ogni singola cosa che accade in Parlamento.

Opinione pubblica è partecipazione, è comunione di idee, tutte cose in Italia sono morte e sepolte.

Uno che difende Berlusconi perché ha letto gli atti e ne dà una sua interpretazione è comunque un pazzo, per me, ma almeno è un pazzo documentato.

Uno che, come tutti, difende Berlusconi non per quello che dice ma semplicemente perché è Berlusconi... be', quello è il vero tumore della democrazia.

tizeta ha detto...

tutta la discussione e' sorta dalla lettura di alcuni editoriali "botta - risposta" di illustri penne del nostro giornalismo che provavano a descrivere la situazione dell opinione pubblica.
il punto che mi ha fatto riflettere e' stata la leggerezza con la quale davano per scontato la sua esistenza, e infatti la mia critica verte soprattutto sulla questione che sta alla base : prima di capire che forma ha la nostra opinione pubblica e' forse il caso di chiederci se questa esiste relamente in italia.
Bisogna indagare prima che cosa si intende con tale espressione ,rapportarla al fenomeno italiano e se poi i , requisiti base vengono soddisfatti eventualmente si puo provare a definirne anche la forma.
opinione pubblica e partecipazione sono due concetti inscindibili, percio dato che il secondo sostantivo non esiste, come si fa a parlare del primo?
Il fatto che ogni italiano abbia un idea su personaggi e eventi, idea nella magg parte dei casi frutto della propaganda non significa che in italia ci sia una vera e propria opinione pubblica...
certo il mio discorso e' da prendere con le pinze ma in ogni caso penso ci troviamo d accordo nell affermare che questa sta alla base di ogni democrazia che si rispetti e la sua assenza ovviamente e' gia di per se sintomo di una non- democrazia